lunedì 19 agosto 2013

Ipse Non Dixit

Gli sconfinati spazi del non detto affollano la mia vita da sempre.
E sono ciò di cui facilmente mi pento.
Mi pento di aver trattenuto in gola emozioni, opinioni, sillabe, domande, cose non capite e cose ben intese, pezzi di verità come pezzi di canzoni.
Per pudore, per paura, per prendere tempo, o anche per quell'incontenibile e ridicola serenità che a volte provo e che andrebbe urlata. Ma che resiste in pancia, senza uscire fuori.
La mia lista delle cose non dette si potrebbe stendere su un intero rotolo di carta assorbente.
E diventerebbe borfa di scusa, di ti amo, di forse ho fatto una cazzata a non accettare quel lavoro, di come sto bene con te con nessuno mai, di quasi quasi te darei fuoco, di ma perché non possiamo almeno provarci, di a Stephanie Forrester io volevo bene, di la pelle chiara è nobile un par de palle, di la storia delle affinità elettive è una grande stronzata, di io però ho affinità solo con te, di ho buttato via un sacco di tempo, di l'ho recuperato tutto in un attimo, di lo ributterò con la stessa velocità, di secondo me la felicità sta nelle piccole cose solo se quelle grandi sono finite.
Questo giochino del non detto mi è costato caro tante volte.
Me lo sento tutto nello stomaco, ha lo stesso peso specifico di una bibita gassata.
Un volume d'aria che risale su fino alla gola dove si intrecciano tutti i nodi che non ho mai sciolto.

Penso di essere nata con un autocontrollo incredibile.
Penso anche che, se non fosse stato per il medesimo self control, ora sarei una serial killer professionista.


mercoledì 29 maggio 2013

Nove grammi di carezze



Chiara aveva nove grammi di carezze nella tasca destra dei suoi jeans. Era rientrata a casa pensando che potessero bastare. La signora delle ricette in tv ne consigliava un paio in più ma a Chiara andava bene lo stesso. La cucina non era il suo forte. La prima volta che aveva preparato un piatto il risultato era stato un disastro. Dosi sballate, superfici bruciacchiate, cattivo sapore. Ma di quelle carezze parlavano veramente bene. Dicevano che avrebbero rivoluzionato il modo di mangiare. E poi erano facili da preparare, potevano riuscirci tutti senza avere doti da grandi chef. Bastava aggiungerle a qualsiasi altro ingrediente – dolce, salato o piccante non faceva differenza – lasciarle amalgamare bene a fuoco lento et voilà. Pronte in pochi minuti. Miracolose più dell’olio. Essenziali più del sale. Ricercate più del caviale. Le carezze erano capaci di assecondare ogni palato e soddisfare il gusto di chiunque. Chiara non le aveva mai usate prima. Quel giorno al supermercato – dove le vendevano sfuse, tra il bancone dei surgelati e lo scaffale dell’acqua minerale – le aveva scelte con cura e infilate nella busta trasparente tenendo d’occhio il cartellino con il prezzo. Erano in offerta e la gente non sembrava poi così interessata. Chiara però era curiosa di provare. Un grammo alla volta, carezza dopo carezza, aveva svuotato la busta e riempito il tegame antiaderente, facendo attenzione alle istruzioni date alla tv. Aveva mescolato e posto sopra il coperchio, lasciando solo una fessura per far evaporare l’acqua di cottura. Mentre aspettava che il timer suonasse, Chiara pensava a quello che sarebbe stato, al sapore che avrebbe avuto, all’armonia dei colori che le carezze avrebbero sprigionato una volta sistemate sul piatto. E si immaginava già la foto che avrebbe scattato e condiviso in rete con le amiche. Finchè il suono impazzito del timer tagliò il filo di ogni pensiero nella mente di Chiara. Era il momento di sollevare il coperchio. Le carezze erano pronte e Chiara era impaziente. Nella scoperta di quel momento aveva riposto l’attesa di qualcosa che avrebbe cambiato la percezione dei suoi sensi. Qualcosa che l’avrebbe saziata facilmente e senza troppo sforzo. E poi “carezze”, che bel suono che aveva quel nome. Con il pollice e l’indice stretti sul pomello del coperchio, Chiara tirò su di scatto. Il vapore le rimbalzò sulle lenti degli occhiali da vista appanandole tutte. Ma riuscì a vedere lo stesso. Il fondo della pentola era completamente vuoto. Nulla, non c’era rimasto nulla. Nemmeno la più piccola sostanza della più piccola carezza. Seduta con la sguardo fisso sul piatto nudo, Chiara capì che le carezze a prezzo scontato, alla portata di tutti e assaporabili in fretta non avrebbero mai rivoluzionato il gusto del mondo.

Pubblicato sulla rivista UMBRIANOISE (N. 13)
www.umbrianoise.it 

lunedì 29 aprile 2013

Alla fine è sempre vero...



  • che lo stile è la fisionomia dello spirito (Schopenhauer)
  • che c'è chi ha i miliardi e chi miliardi di idee
  • che ciò che trascuri diventa di qualcun altro
  • che il barometro dei nostri successi è al 99% sballato
  • che tra il dire e il fare c'è di mezzo la chat di whatsapp
  • che i baci non sono mai troppi e nemmeno le carezze, gli abbracci e gli sguardi in profondità
  • che si può scegliere se vivere o tirare a campare (con un Campari, magari!)
  • che ti innamori se ti capita ma ami se ti ci dedichi
  • che chi ha il pane non ha i denti e viceversa
  • che per fare una famiglia serve un cofinanziamento, un possedimento e un conto corrente. E se poi c'è anche l'amore, ben venga!

domenica 7 aprile 2013

Sfaticata

Oggi così.
Oggi il mio sforzo si limita al Ctrl c - Ctrl v
Oggi le parole me le presta Jack Kerouac, da On the road.


A quel tempo danzavano per le strade come pazzi e io li seguivo a fatica, come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi. I pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra. E tutti fanno “Oooooh!”

Che la strada sia con me. E con tutti voi.



mercoledì 3 aprile 2013

Da consumarsi preferibilmente entro



L'obsolescenza pianificata.
Ovvero quella politica strategica di non far durare in eterno i beni di consumo.
Io fabbrico un frullatore, uno smartphone, una lavatrice, una lampadina e ci imprimo una data di scadenza. Quando quella data arriva, il bell'oggetto moderno ti muore tra le mani. 
E non lo puoi riparare, no. 
Devi fiondarlo nel cestino (facendo attenzione alla differenziata) e ricomprarne uno nuovo. 
Non ci sono pezzi di ricambio (il fabbricante non li ha previsti) né mani tanto abili da poterlo accomodare.
Gioco finito. Game over.

Le logiche del mercato. La policy del consumo. 
Il ricatto dell'esistenza.

Perchè una scadenza c'è per tutto.
Per la bellezza. 
Per il latte nel frigo. 
Per la pazienza. 
Per la bolletta del gas. 
Per l'attesa. 
Per il giorno prima di oggi. 
Per il desiderio che resta pensiero senza prendere una forma.

Eppure ci si rinnova così.
Imparando dagli oggetti.
Buttandosi via e riacquistandosi ogni volta.

venerdì 29 marzo 2013

La mia Bilancia è differente


Sono 30 anni che il mio oroscopo prevede per me un’esistenza da favola.
Inizia sempre un po’ in sordina, tentando di depistarmi con frasi incomprensibili tipo “voi della bilancia avrete Saturno nel segno dalle prime ore dell’alba poi in serata ci sarà il passaggio di Marte e Mercurio in trigono dall’acquario”, poi però tutto diventa più chiaro e rapidamente si irradiano verso l'alto innumerevoli ed eccitanti profezie.
Dopo il girovagare dei pianeti nel mio segno, infatti, la giornata di Chiara sembra volare senza freni verso il massimo successo: in amore sarò seduttiva e passionale come non mai, avrò l’imbarazzo della scelta tra il fior fiore degli uomini single (che già l’accostamento di “fior fiore” e “single” al sostantivo “uomo” una qualche – anche fioca - spia di fregatura dovrebbe accenderla in me) e nel lavoro sarò così tanto talentuosa da concludere contratti a gogò, affari milionari, progetti strategici con il contestuale apprezzamento di colleghi e subalterni. Quanto a ricchezza&salute, beh chevelodicoafare: co’sta fortuna, garantite al cento per cento! Portafogli stracolmo e zero medicine, manco un'aspirina mi serve!

Io inizio la giornata sempre così, con questa mega spinta ottimistica verso il futuro. 

Poi però man mano che il futuro preannunciato si concretizza ripenso alle stelle, le mie. 
E mi chiedo se sappiano più o meno, anche solo vagamente, che faccia ho, in quale giorno/mese/anno sono nata e magari anche a che ora (per la storia dell'ascendente). 
Perchè, poverine, anche le stelle hanno diritto di sbagliare. ...Ma così clamorosamente? 
Forse gli si è inceppato il calcolo delle previsioni? Forse Saturno e Marte hanno avuto un contrattempo? O forse...vuoi vedere...che mi stanno proprio prendendo per il culo??
Non so se avrò mai una risposta alle mie eterne domande.
Sta di fatto che la mia bilancia non è quasi mai in equilibrio. Che la realtà non è quasi mai il riflesso delle mie (o altrui) pianificazioni. Che l’oroscopo è la tentazione, divertente e frivola, di non attribuire a noi stessi la responsabilità di ciò che accade. Che certe cose (e certe persone) piacciono di più finchè ci limitiamo ad immaginarle, che non quando le conosciamo veramente.
Giorno dopo giorno. Previsione dopo previsione. 


Ci sono persone così. Persone capaci di ricominciare infinite volte senza paura di sbagliare.
(Banana Yoshimoto)

lunedì 11 marzo 2013

I wanna be Black



Black come l’inchiostro della stilografica Montblanc
Black come il 99% degli abiti che ho nell’armadio
Black come il fondo in cui ogni tanto mi smarrisco
Black come la pelle che mai mi rivestirà

Black come le corde vocali che prestano l’anima ai più bei pezzi hip hop, funk, R&B e soul

Skye, Love show

Alicia Keys, Heartburn

Lauryn Hill, Every ghetto every city

Noora Noor, Funky way

Asa, Why can't we


ma, più di tutti, io impazzisco letteralmente per questo:

The Roots feat Leela James, Work


(God Save The Music!)