venerdì 4 gennaio 2013

Operazione in corso: attendere prego


Oggi parleremo del Bancomat.
E ne parleremo in 30 secondi, non uno in più né uno in meno.
Perchè, non so se avete notato, ma qualsiasi operazione fatta allo sportello del Bancomat deve essere compiuta in trenta secondi. Dall'ingresso in banca all'inserimento del pin, dal ritiro della carta al prelievo dei contanti: t r e n t a, rigorosamente! 
La cosa mi crea un livello così alto di ansia che io mi sbrigo sempre. Occhio vigile e mano lesta, non sia mai che spunti fuori all'improvviso un fanatico di Mc Gyver, che ho toccato qualche filo scoperto e mi sottrae il contante! 
E poi via, di corsa in macchina, tipo rapinatrice dei miei stessi soldi.
Ciò nonostante, io e il mio Bancomat abbiamo stretto nel tempo un rapporto di leale franchezza
Io arrivo, lui mi riconosce immediatamente e mi parla...

Questo il report del nostro ultimo amichevole colloquio:

B – Bancomat
CC – Correntista Chiara

(B) Chiarè ma sei tornata n'altra volta? (B. è situato in provincia di Perugia). Ma che vuoi prelevà? Al massimo un litro de sangue (e neanche, che bianca come sei c'avrai pure l'anemia). Io lo dico per te, lascia perde! Pensa che ieri è venuto un tipo che ti voleva clonare la carta, poi ha visto il saldo sul conto e s'è così tanto commosso che t'ha subito fatto un bonifico di 200 euro! Dai, veramente, fatti un giro e al massimo chiedi un prestito a tuo fratello (G., ormai celebre giocatore di volley, con titolo di studio in forse ma sulla strada della precoce ricchezza sicura)!
(CC) Eh no B, vedi di non fare lo stronzo proprio oggi! Domani cominciano i saldi, ripeto, S A L D I! Lo capisci che da Zara ci sono i panta militari, le gonne borchiate e le maglie in ecopelle bicolore al 30%? Tu...lo capisci questo??? Aiutami...

E fu così che B ebbe pietà di CC e le concesse – per l'ennesima volta e solo per riconoscenza verso Zara che riveste CC da capo a piedi – 'sti benedetti 240 euroma in comodi pezzi da 5!!!

Che ci volete fare. La mia banca è differente!


martedì 1 gennaio 2013

Per chi non s'accontenta (come direbbe Rowenta)


Credo fosse l’estate del 2003.
Guidavo la mia prima macchina, di seconda mano.
Una strada terribile, non asfaltata, impervia, ripida e piena di buche. Intorno a me il nulla.
All’improvviso sul cruscotto una spia si accende. Quella dell’acqua.
“No, cazzo!! E adesso??”
L’unica cosa che potevo/dovevo fare - per evitare di far fuori il motore - era fermarmi lì, in mezzo a quella strada in salita, in mezzo al nulla.
Poi, all’improvviso, passano due amici. Tirano fuori una bottiglia d’acqua, la versano nel radiatore e la macchina è pronta per ripartire.
Sembrava impossibile ma ce l’avevamo fatta, avete presente lo spot dell’amaro Montenegro? 
U G U A L E!

Arrivo al dunque.

  • Una spia che lampeggia.
  • Un problema, un difetto, un guasto.
  • Una soluzione.
  • Una nuova ripartenza.


Questo è l’augurio che faccio a me stessa e, se volete, ad ognuno di voi, per l’anno che è appena iniziato.
Che nel bel mezzo della vita, e senza alcun preavviso, una spia si accenda per segnalarci ciò che non va, ciò che è da cambiare o da aggiustare o da invertire o da resettare.

Perché ci sia sempre qualcosa di nuovo e di meglio da desiderare.

È il bisogno che si placa, non il desiderio. 

martedì 18 dicembre 2012

Se per caso finisse il mondo...


Se per caso finisse il mondo vorrei (prima):

  1. Mangiare almeno un paio di falafel vegetarian a Paris (da King Falafel Palace, naturalmente!)
  2. Sostituire la protagonista dell’ultimo spot pubblicitario del profumo di Roccobarocco, al fine di provarci spudoratamente con ciascuno dei 4 strafighi mori seduti al tavolo
  3. Noleggiare un caterpillar e schiacciare tutte le auto parcheggiate in seconda fila, ma con le quattro frecce lampeggianti, davanti a – nell’ordine – bar, tabacchi, ricevitorie, edicole, alimentari, uffici postali, scuole primarie e secondarie
  4. Entrare “nei peggiori bar de Caracas” e scolarmi alla goccia una cassa di Pampero
  5. Andare ad un concerto di Lauryn Hill e iniziare a gridare (tipo ‘na matta) sulle prime note di Tell Him
  6. Scomporre il mio carattere come fosse un'equazione, portando dietro le parentesi, moltiplicando i pregi coi difetti e sottraendo i limiti e le ansie
  7. Fare un corso di massaggi thailandese, con un thailandese, possibilmente alto e muscoloso
  8. Imparare a baciare al di là delle labbra
  9. Alzare il braccio e parlare dopo che il prete ha ammonito “Chi è a conoscenza di qualche impedimento per il quale quest’uomo e questa donna non dovrebbero unirsi in matrimonio, parli ora o taccia per sempre” (…ma giusto così, per fa’ uno scherzo!)
  10. Non essere più preoccupata di perderti ma godermi l’occupazione di averti, giorno dopo giorno, a tempo indeterminato

 La chicca musicale sopra citata:



lunedì 10 dicembre 2012

A prima Svista


Presbiopia
Quando non vedi bene ciò che hai proprio lì, davanti agli occhi. 
È un difetto della vista. È anche un difetto della vita. 
Si corregge allontanandosi da ciò che si osserva o illuminandolo.
Da quel punto sfocato, quindi, ti puoi allontanare o ci puoi andare sopra con la luce. Oppure, puoi farlo rimanere un semplice punto sfocato. Uno dei tanti. E accontentarti di ciò che malamente appare, senza addentrarti nella sua profondità
Senza fare chiarezza. 
È una questione di distanze. E di prospettive. E di minimi sforzi. E di scelte.

Ad ognuno, le sue sviste. 

(La metafora del lunedì, ore 13.50) 

(Io comunque so' miope...) 

martedì 4 dicembre 2012

Repetita iuvant?


Mi sono accorta che ci sono delle frasi che ripeto, più o meno, ogni giorno della mia vita. 
Alcune ormai escono fuori in modo quasi automatico, senza passare più per il cervello. 
Corde vocali – bocca – aria. 
Chissà, magari sono le stesse che ripetete anche voi, più o meno ogni giorno della vostra vita. 
Alcune hanno poca importanza, eppure le diciamo tante volte. 
Più di grazie, più di oggi è una bella giornata, più di ok ti perdono, più di un semplicissimo sì.

  1. chiarasantilli@, sì tutto attaccato, minuscolo e senza punti (15 volte al giorno, a chi lavora con me)
  2. Ma allora lo fai apposta? Sono in onda il lunedì alle 17.30! (1 volta a settimana, a mia madre)
  3. No (4 volte al giorno, alla rom - con il cellulare e l’estathe - che chiede la carità in centro)
  4. Ho bisogno di una taglia più piccola, per favore (15.892 volte al mese, alla commessa di Intimissimi che fatica ad accettare che, per quanto le dimensioni siano over, la circonferenza del mio torace è small)
  5. Macchiato caldo (2 volte al giorno, al barista che mi serve il caffè)
  6. Rischi il penale, lo sai? (a mio fratello diciottenne, ogni volta che aggiorna il suo stato su facebook)
  7. Eh ormai lasci, che vogliamo fa’? (2 volte a settimana, al salumiere che mi taglia 3 etti e mezzo di prosciutto contro l’unico ettogrammo da me richiesto)
  8. Sono passata a Tre perchè, in effetti, facendo l'abbonamento "un milione di minuti e dodici miliardi di sms" mi offriva la tariffa più conveniente (1 volta ogni due mesi, alla mia carta di credito, di fronte alla fattura)
  9. No grazie, stasera preferisco restare a casa (1 volta al mese, alle mie amiche – senza ciclo – che vogliono fare quattro salti in discoteca)
  10. Che la settimana è iniziata proprio di mer.... ! (a me stessa, un minuto fa)


lunedì 19 novembre 2012

Raramente parlando


Oggi ho pranzato in un posto di cui non posso svelare il nome. 
Per due ragioni.
Prima ragione: mi sa che un nome vero e proprio non ce l’ha (o io comunque non l’ho capito…).
Seconda ragione: il mio commensale sostiene che se poi la gente lo scopre, la voce gira, diventa una moda, lo piazzano su Tripadvisor, i proprietari rivedono il menu e i prezzi sulla carta, l’accoglienza calorosa si raffredda e l’attenzione premurosa che senti riservata solo a te si distribuisce distratta anche ad altri. Ragionamento macchinoso ma condivisibile.
Non vi dico il nome ma ve lo descrivo.
Pochi posti, stufa a legna, tovaglia a quadrettoni, bicchieri di vetro spesso (ve l’ho mai detto che ho una specie di fissazione semipatologica per bicchieri e tazzine da caffè?), pane caldo sfornato dalla signora in cucina, l’autunno della campagna umida intorno.
Non si raggiunge comodamente, non appaga l’occhio al primo sguardo, non vuole apparire più di quanto non è.
Questo posto mi piace come mi piace tutto ciò che è rarità.
Come la genuinità negli esseri umani, come la ferramenta ancora aperta nel centro storico, come le botteghe vintage parigine nel Marais, come il posto finestrino nei voli low cost, come quella traccia del disco che mai diventerà il singolo passato dalle radio.
Come tutta quella bellezza sofisticata che sfugge ad occhi troppo pigri e cuori poco allenati.

A proposito di non – singoli, vi segnalo questo…



mercoledì 7 novembre 2012

Dediche&Dediche (by Santilli)


Credo che ogni donna, oggi, vorrebbe sentirsi un po' come la signora Obama.
Per varie ragioni, è chiaro. 
Ora, escludendo quella che le garantirà vitto e alloggio alla Casa Bianca per altri four years, la ragione vera è che Michelle si è beccata una super dichiarazione universale d'amore dal marito, roba che io pagherei milioni di dollari per avere la stessa, ma anche simile, più corta e grammaticamente scorretta.
Non sarei l'uomo che sono oggi senza la donna che vent'anni fa ha accettato di sposarmi, lasciate che lo dica pubblicamente: Michelle, non ti ho mai amato tanto.

Good, Mr President!
Ma io ce credo poco...
Pertanto, considerato il cinismo, la scarsa profondità sentimentale e l'inattitudine al romanticismo che – pare – connoti da sempre la mia persona, non voglio in alcun modo lasciarmi influenzare da queste belle e profumate parole. 
Resto immobile sulle mie convinzioni: un uomo caloroso e devoto come Barack non esiste.
E, in tale perseveranza, continuo a ripetere a me stessa – e alle altre donne sensibili a questa presunta idea - che un uomo non è e non sarà mai una fonte di calore
Perciò, Santilli, se nel prossimo inverno 2012-2013 sentirai freddo, non contare sull'abbraccio di un uomo ma acquista oggetti veramente utili a tal fine: 
  • stufa a pellet;
  • scaldabagno elettrico; 
  • termocoperta;
  • e, l'immancabile, plaid a quadrettoni della Gabel!